Cosa succede quando il testamento e’ a favore della comunione tra coniugi

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Indice

1-Art. 179 c.c.

2-Disposizione testamentaria di un unico bene o diritto a favore di entrambi i coniugi in regime di comunione

3-Disposizione testamentaria universale  a favore della comunione

 

 

1-Art. 179 c.c.

L’art. 179, lettera b, c.c. recita: “Non costituiscono oggetto della comunione e sono beni personali del coniuge: b) i beni acquistati successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione, quando nellatto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi sono attribuiti alla comunione;”.

La destinazione testamentaria del bene “alla comunione – non essendo la comunione, per opinione dominante, autonomo soggetto di diritto distinto e distinguibile dalle persone dei consorti –  va intesa come destinazione specifica ed espressa ai coniugi, considerati non uti singuli, ma come soggetti partecipi del consorzio coniugale.

In ragione di tali rilievi, va distinta, quindi, a livello interpretativo e applicativo, l’ipotesi in cui il diritto oggetto di disposizione mortis causa sia attribuito a ciascuno dei coniugi contemplati nella loro soggettività individuale, al di fuori di ogni riferimento espresso, o comunque chiaramente e inequivocabilmente riconoscibile, al rapporto matrimoniale, dall’ipotesi in cui il diritto in discorso sia attribuito, per l’appunto, “alla comunione”, ossia alla persona del coniuge in tale specifica (e specificata) qualità, ossia di membro della comunità coniugale in regime patrimoniale di comunione legale.

Nel primo caso, infatti, il bene o diritto di cui il testatore abbia disposto in via testamentaria sarà destinato in via esclusiva al beneficiario dell’atto di attribuzione mortis causa, mentre nel secondo caso il medesimo bene o diritto viene ad essere attratto dal regime della comunione legale.

2-Disposizione testamentaria di un unico bene o diritto a favore di entrambi i coniugi in regime di comunione

Volendo considerare l’ipotesi in cui il de cuius abbia disposto di un unico bene o diritto a favore di entrambe le persone dei coniugi, beneficati come <<singoli>> e non come partecipi di un rapporto di coniugio, ciascuno di essi, in ragione della provenienza mortis causa dell’attribuzione patrimoniale, avrà compiuto un acquisto a vantaggio del proprio esclusivo patrimonio, con il conseguente formarsi di una situazione di comunione ordinaria sul bene o diritto oggetto della disposizione di ultima volontà. In tale specifico caso, volendo esemplificare, ciascuno dei coniugi avrà acquistato una quota pari al 50% del diritto di proprietà (o del diverso diritto reale) sul bene, quota liberamente alienabile o disponibile, in virtù del regime di comunione ordinaria.

Laddove, invece, il medesimo bene o diritto sia stato dal testatore devoluto “alla comunione”, nel senso sopra precisato, esso verrà a cadere nel regime della comunione legale, che si atteggia, secondo l’opinione ormai consolidata nella giurisprudenza di legittimità, come comunione senza quote (cd. <<proprietà solidale>>), in cui ognuno dei consorti sarà titolare di un diritto di proprietà <<per l’intero>>, avente ad oggetto, cioè, il bene nella sua unità <<giuridica>>, non configurandosi, già a livello concettuale, la possibilità dell’esistenza di una quota di cui il coniuge possa liberamente disporre.

 

3-Disposizione testamentaria universale  a favore della comunione

Una problematica che si pone è se, in caso di disposizione testamentaria a titolo universale a favore della <<comunione>>, entrambi i coniugi favoriti debbano accettare l’eredità devoluta, ovvero se sia sufficiente l’accettazione anche di un solo coniuge per determinare l’effetto ex lege della caduta in comunione legale del bene o diritto attribuito dal de cuius.

In altri termini l’interrogativo prospettato pone la questione delle interferenze sistematiche tra la disciplina in materia successoria, che richiede l’accettazione (espressa o tacita) dell’eredità lasciata o devoluta dal de cuius, e l’art. 177 c.c. lettera a), che detta il principio per cui anche l’acquisto compiuto “separatamente” da uno dei coniugi durante il matrimonio comporta la caduta in comunione legale del bene o diritto oggetto dell’acquisto, ove non si tratti di “bene personale”.

Per sciogliere l’interrogativo, bisogna considerare che l’istituto dell’accettazione dell’eredità è previsto a tutela del chiamato all’eredità, in quanto l’acquisto della qualità di erede comporta ex lege la successione anche nei debiti del defunto, in proporzione della consistenza della quota ereditaria devoluta.

Alla luce di tale rilievo, si deve ritenere che, in caso di eredità devoluta “alla comunione”, sia necessaria l’accettazione di entrambi i coniugi per determinare l’effetto dell’acquisizione del bene o diritto alla comunione legale, giacché, ove si ritenesse che l’accettazione di un solo coniuge, in quanto fonte di un acquisto compiuto separatamente dallo stesso durante il matrimonio, comporti la caduta in comunione legale del bene o diritto in discorso, si dovrebbe riconoscere, in contrasto con la ratio che sorregge la normativa in materia di acquisto della qualità di erede, che il coniuge non accettante venga ad acquistare tale qualità contro la sua volontà, succedendo ex lege anche nei debiti ereditari.

Per converso, deve ritenersi che, ove uno dei coniugi non accetti la disposizione testamentaria a titolo universale a favore della comunione, rimanga fermo l’acquisto a beneficio dell’altro consorte, che verrà a incrementare in via esclusiva il suo patrimonio, con la precisazione che tale acquisto da parte del coniuge accettante riguarderà il bene o diritto oggetto dell’attribuzione di ultima volontà solo pro quota, a meno che dal tenore del testamento non emerga chiaramente la volontà del testatore di attribuire il bene o diritto nella sua interezza al coniuge accettante per l’ipotesi in cui l’altro consorte decida di non accettare.

Avv. Angelo Parisi 

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