Scopri le differenze tra erede e legatario

blog_06

Indice :

1- Distinzione tra erede e legatario nel Codice Civile

2-Distinzione tra erede e legatario nella prassi

3- Il concetto di quota del patrimonio

 

1- Distinzione tra erede e legatario nel Codice Civile

 

Il primo comma dell’art. 588 c.c. (“Disposizioni a titolo universale e a titolo particolare.”) detta un criterio discretivo tra istituzione testamentaria nella qualità di erede e istituzione testamentaria nella qualità di legatario fondato sul tenore contenutistico oggettivo della disposizione di ultima volontà.

 

Esso stabilisce che “Le disposizioni testamentarie, qualunque sia lespressione o la denominazione usata dal testatore, sono a titolo universale e attribuiscono la qualità di erede, se comprendono luniversalità o una quota dei beni del testatore. Le altre disposizioni sono a titolo particolare e attribuiscono la qualità di legatario.”.

 

Il carattere di <<universalità>> della disposizione testamentaria viene posto in relazione con l’attribuzione o di tutti i beni formanti il patrimonio del testatore, ossia di una <<quota>> degli stessi, intendendosi con tale vocabolo il rapporto tra un parte e il tutto, in termini di frazione numerica.

 

Le eventuali espressioni utilizzate dal testatore (come “nomino erede”, “nomino legatario”, etc.) devono avere, nel processo di interpretazione e ricostruzione del volere del medesimo, un ruolo secondario e subordinato rispetto al richiamato criterio oggettivo; tale criterio, al di fuori della ipotesi di agevole lettura in cui al beneficiario della disposizione testamentaria sia attribuito l’intero patrimonio del de cuius (ipotesi poco ricorrente nella prassi), si atteggia come canone di relazione, in quanto postula la contemplazione, nell’intenzione del testatore, del lascito disposto in rapporto di proporzione aritmetica con le intere sue sostanze.

 

La categoria del legato (o “disposizione a titolo particolare”) è definita invece, dalla citata previsione codicistica, in chiave residuale e <<negativa>>, nel senso che il legato viene ad occupare il territorio non coperto dalle disposizioni testamentarie a titolo universale.

 

Volendo dare un essenziale contenuto <<positivo>> alla nozione di legato, si può ben dire che quando uno o più beni devoluti dal testatore a un determinato soggetto sono espressione dell’intero patrimonio del de cuius, il quale ne dispone – quindi – in funzione di quota dei propri averi, si ha disposizione a titolo universale e quindi istituzione di erede, mentre nell’ipotesi in cui il bene o i beni suddetti siano considerati di per sé, ossia nella loro individualità, al di fuori di qualsiasi relazione con l’asse ereditario, si ha disposizione a titolo particolare nella forma del legato.

 

2- Distinzione tra erede e legatario nella prassi

 

Se, nei termini appena illustrati, la distinzione tra disposizione a titolo universale e disposizione a titolo particolare, e quindi tra erede e legatario, appare chiara, non sempre nella ricognizione della prassi è agevole distinguere tra istituzione nella qualità di erede e istituzione nella qualità di legatario; e ciò per l’ambiguità o scarsa intelligibilità delle espressioni utilizzate dal testatore, che nella maggior parte dei casi non è un tecnico del diritto.

 

Il problema, che ricorre frequentemente nei casi di testamento olografo (redatto di pugno proprio) senza l’assistenza e la guida di un notaio, si pone, in particolare, quando il testatore attribuisca al beneficato beni determinati o un complesso di beni.

In tale fattispecie soccorre la formulazione del comma II dell’art. 588 c.c., che prevede: “Lindicazione di beni determinati o di un complesso di beni non esclude che la disposizione sia a titolo universale, quando risulta che il testatore ha inteso assegnare quei beni come quota del patrimonio.”

 

home_bg_02

3- Il concetto di quota del patrimonio

 

Ritorna, ai fini della soluzione del quesito se la disposizione testamentaria sia a titolo universale o titolo particolare, il concetto di quota del patrimonio, con la differenza che nell’ipotesi presa in considerazione dalla disposizione or ora citata, rispetto a quella contemplata dal primo comma dell’art. 588 c.c., il testatore non esplicita alcuna relazione, in termini di frazione numerica, tra la parte e il tutto, ossia tra l’attribuzione di beni determinati  o un complesso di beni e l’intero asse ereditario, per cui spetta all’interprete l’arduo compito di stabilire, in via esegetica, se trattasi di eredità o legato.

 

Tale disposizione normativa viene dai più qualificata come una norma sull’interpretazione, nel senso che essa conformerebbe il processo di interpretazione della disposizione testamentaria attributiva di beni determinati o di un complesso di beni altrettanto determinato, suggerendo di ricostruire la reale intenzione del testatore (elemento soggettivo) sulla scorta della destinazione oggettiva impressa ai citati beni.

In altri termini, in assenza di espressa predeterminazione di quota da parte del de cuius, va valutato, alla stregua del tenore complessivo della scheda testamentaria, e in particolare del rapporto logico che intercorre tra le singole disposizioni attributive di beni o diritti, se il testatore abbia comunque voluto porre il lascito apparentemente <<particolare>> in una relazione necessaria e indefettibile con l’intero suo patrimonio, sì da rivelare comunque l’intenzione del medesimo di considerare i beni determinati assegnati non come un aggregato giuridico-economico a sé stante, del tutto isolato dall’asse ereditario, ma come una parte rappresentativa del tutto.

 

Va da sé che l’esito della richiamata operazione interpretativa non è giuridicamente <<neutro>>, attese le differenze di disciplina tra successione a titolo universale e successione a titolo particolare: nel dettaglio colui cui l’eredità è devoluta acquista la qualità di erede solo per effetto dell’accettazione, espressa o tacita, dell’eredità da lui compiuta, mentre il legatario acquista il diritto oggetto della relativa disposizione testamentaria ipso iure all’apertura della successione, senza necessità alcuna di espressa accettazione, potendo, in ogni caso, rinunciare in un secondo momento al diritto acquistato immediatamente per effetto dell’apertura della successione.

La seconda, fondamentale, differenza va ravvisata nella circostanza che l’erede succede al de cuius anche nei rapporti passivi che facevano capo a quest’ultimo, in proporzione alla propria quota ereditaria, eccezion fatta per l’ipotesi in cui il testatore abbia dettato un diverso criterio di ripartizione dei debiti tra i coeredi – mentre il legatario non risponde dei debiti ereditari, a meno che il testatore abbia disposto diversamente, caso in cui, comunque, il beneficato risponderà nei limiti del valore del bene o diritto legatogli.

Se hai problemi in sede di successione testamentaria, contatta DONAZIONIESUCCESSIONI per una valutazione del tuo caso. 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *