Cosa succede nella donazione in caso di morte del donatario

Indice

1- Introduzione

2- Il patto di reversibilita’

3- Effetti del patto di reversibilità

4- Donazione e patti successori

1- Introduzione

La figura della donazione con patto di reversibilità offre l’occasione per riflettere sul tema generale delle varie forme attraverso le quali l’evento morte può penetrare nello schema normativo del contratto di donazione, modulandone l’efficacia sotto il profilo temporale ovvero fungendo da condizione per lo stesso dispiegarsi degli effetti contrattuali.

In particolare, saranno oggetto di disamina le interferenze sistematiche della contemplazione dell’evento morte in funzione di condizione del meccanismo effettuale del contratto di donazione, per saggiarne la compatibilità con un principio cardine imperativo dell’ordinamento civilistico in materia ereditaria, ossia il divieto dei patti successori.

2- Il patto di reversibilita’

L’art. 791 c.c. (“Condizione di riversibilità”) stabilisce: “Il donante può stipulare la riversibilità delle cose donate, sia per il caso di premorienza del solo donatario, sia per il caso di premorienza del donatario e dei suoi discendenti.

Nel caso in cui la donazione è fatta con generica indicazione della riversibilità, questa riguarda la premorienza, non solo del donatario, ma anche dei suoi discendenti.

Non si fa luogo a riversibilità che a beneficio del solo donante. Il patto a favore di altri si considera non apposto”.

Per opinione unanime della dottrina, il patto di riversibilità integra una condizione risolutiva apposta al contratto di donazione, per cui l’avveramento di tale condizione (ossia la premorienza del solo donatario, o del donatario e dei suoi discendenti), comporta l’automatica risoluzione ex tunc della donazione, come se essa non fosse stata mai convenuta.

Il donante, in altri termini, non ritorna in possesso del bene (rectius, del diritto) donato, che anzi si considera come mai uscito dal suo patrimonio.

3- Effetti del patto di reversibilità

Il comma III del citato articolo dispone che l’effetto dell’operatività della condizione di riversibilità può giovare solo al donante, e non a terzi: un eventuale patto di riversibilità a favore di un terzo si ha per “non apposto”, in ragione della incompatibilità dello stesso con il divieto di patti successori di cui all’art. 458 c.c. Si osserva a tal proposito, che il terzo verrebbe a ricevere il bene per effetto di una convenzione tra vivi che prevede la morte del donatario quale causa dell’attribuzione patrimoniale a favore del terzo, in tal modo venendo a integrare un vero e proprio atto inter vivos di disposizione patrimoniale avente ad oggetto un diritto considerato come parte di un compendio ereditario.

Le figure di donazione che, cronologicamente modulate nel meccanismo di produzione degli effetti negoziali tipici o strutturate secondo un congegno condizionale che subordina l’efficacia negoziale all’evento morte (del donante), si presentano come suscettibili di entrare in tensione con il principio della nullità dei patti successori enunciato dall’art. 458 c.c., sono la donazione cum moriar il cui termine di efficacia iniziale coincide con la morte del donante e la donazione con condizione si praemoriar.

Quanto alla prima di tali figure, se ne predica generalmente la validità, sul rilievo che l’atto di disposizione patrimoniale che il donante compie riguarda un diritto considerato nella sua attualità, mentre ad essere differito è solo il termine iniziale di efficacia della donazione; in altri termini, la morte del donante non è causa dell’attribuzione patrimoniale, bensì mera occasione storica dell’acquisto.

Si può dire che la donazione cum moriar rispetta pienamente l’enunciazione dell’art 769 c.c. (“La donazione è il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione.”), giacché la sfera giuridica del donatario si arricchisce immediatamente e attualmente, quale diretta conseguenza dell’atto di disposizione patrimoniale posto in essere dal donante, di una situazione giuridica di vantaggio, mentre l’evento morte non penetra nel congegno causale dell’atto di liberalità, venendo a rappresentare solo il momento iniziale di produzione degli effetti contrattuali; si tratta, quindi, del trasferimento di un diritto per spirito di liberalità compiuto non in funzione della morte del donante, ma in funzione della volontà di quest’ultimo di arricchire in vita il donatario, il quale ultimo vede ampliata immediatamente la propria sfera patrimoniale, agendo la morte del disponente solo sul piano della rilevanza temporale degli effetti negoziali.

Quando invece l’evento consista nella premorienza del donante al donatario si delinea la figura della donazione si praemoriar, che contempla la premorienza del donante come condizione sospensiva, al cui avveramento è subordinato l’acquisto del donatario.

4- Donazione e patti successori

All’interrogativo se la donazione si praemoriar urti col divieto dei patti successori, la dottrina preponderante risponde negativamente, in quanto, a differenza della diversa figura della donatio mortis causa e del patto successorio, nella suddetta clausola la morte del donante non si atteggia a causa diretta dell’attribuzione, bensì a semplice evento condizionante.

Va considerato, infatti, sul piano disciplinare dell’operatività del meccanismo condizionale, che col sopravvenire della premorienza del donante gli effetti del negozio retroagiscono al momento della conclusione dello stesso, dovendosi considerare, pertanto, come prodotti durante la vita del donante.

In tale ottica, altra considerazione da compiere è che il donatario acquista immediatamente e irrevocabilmente un’aspettativa munita di tutela giuridica, atteso che egli può compiere atti conservativi ai sensi dell’art. 1356 c.c. nonché disporre del diritto condizionato ai sensi dell’art. 1357 c.c., mentre nel patto successorio prima della morte dell’ereditando il futuro erede godrebbe solo di un’aspettativa di fatto.

Avv. Angelo Parisi

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