Cosa e’ la donazione obnuziale

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Indice 

  1. L’art. 785 c.c
  2.  Nella donazione obnuziale non occorre l’accettazione del donatario 
  3. La donazione obnuziale ha natura contrattuale 

 

1.L’art. 785 c.c.

L’art. 785 c.c. (“Donazione in riguardo di matrimonio”) recita: “La donazione fatta in riguardo di un determinato futuro matrimonio, sia dagli sposi tra loro, sia da altri a favore di uno o entrambi gli sposi o dei figli nascituri da questi, si perfeziona senza bisogno che sia accettata, ma non produce effetto finché non segua il matrimonio.

Lannullamento del matrimonio importa la nullità della donazione. Restano tuttavia salvi i diritti acquistati dai terzi di buona fede tra il giorno del matrimonio e il passaggio in giudicato della sentenza che dichiara la nullità del matrimonio. Il coniuge di buona fede non è tenuto a restituire i frutti percepiti anteriormente alla domanda di annullamento del matrimonio.

La donazione in favore di figli nascituri rimane efficace per i figli rispetto ai quali si verificano gli effetti del matrimonio putativo.”

2. Nella donazione obnuziale non occorre l’accettazione del donatario 

Particolarmente controversa è la struttura di tale <<sottotipo>> di donazione, in quanto il primo comma della disposizione, nello stabilire che la donazione obnuziale si perfeziona senza necessità dell’accettazione del donatario, sembra evocare un meccanismo di genesi negoziale diverso da quello bilaterale proprio del modello generale di donazione disegnato dall’art. 782 c.c., che presuppone la combinazione tra la proposta del donante e l’accettazione, contestuale o anche successiva, del donatario, entrambe nella forma dell’atto pubblico.

Secondo la dottrina maggioritaria, la donazione obnuziale si configura come un negozio unilaterale, che si perfeziona alla stregua della sola dichiarazione di volontà del donante (resa sempre nella forma dell’atto pubblico) portata a conoscenza del donatario, il quale, ovviamente, rimarrebbe libero di rifiutare l’attribuzione patrimoniale ricevuta, in forza del principio per cui nessuno può subire modificazioni definitive o irreversibili della sua sfera giuridica contro la sua volontà.

3.La donazione obnuziale ha natura contrattuale 

Tale configurazione strutturale della donazione obnuziale induce ad interrogarsi sulla sua ratio: perché la donazione obnuziale non richiederebbe, ai fini della sua perfezione, il consenso del donatario?

La risposta potrebbe essere cercata negli effetti solo ed esclusivamente positivi di tale tipo di donazione per il donatario e nell’assenza di effetti negativi, ancorché secondari o eventuali.

In tale ottica, è dato rilevare che ai sensi dell’art. 805 c.c. la donazione obnuziale, a differenza della figura generale di donazione, è irrevocabile, ossia non è soggetta a revoca per ingratitudine o per sopravvenienza di figli; allo stesso modo, l’art. 437 c.c. esonera il beneficiario di una donazione obnuziale dall’obbligo di prestare gli alimenti al donante, mentre il donatario ex art. 782 c.c. “è tenuto, con precedenza su ogni altro obbligato, a prestare gli alimenti al donante”.

Tuttavia, tali considerazioni non sembrano sufficienti a illuminare la ratio della pretesa struttura unilaterale del negozio di donazione obnuziale, atteso che tale ultima figura di donazione è pur sempre soggetta alla disciplina generale della donazione in tema di azione di riduzione e di operatività del meccanismo della collazione.

A ben vedere, quindi, la tesi che, nel predicare la configurazione in chiave unilaterale del negozio di donazione in riguardo di un futuro matrimonio, fonda la prospettata conformazione strutturale sul rilievo degli effetti solo positivi che il negozio in parola produrrebbe a favore del donatario, si scontra con il dato normativo, che non sottrae la donazione obnuziale al regime generale in tema di azione di riduzione e di obbligo di collazione; né il presidio contro tali ultimi potenziali effetti negativi per la sfera giuridica del donatario, rappresentato dalla possibilità di rifiutare l’attribuzione patrimoniale di cui all’art. 785 c.c., sembra idoneo di per sé a caratterizzare il fondamento causale della prefigurata ricostruzione in termini di negozio unilaterale.

Più logica quindi, e giuridicamente appagante, è la tesi che salvaguarda la natura contrattuale della donazione obnuziale, ritenendo che, per il perfezionamento della stessa, non via sia bisogno di accettazione espressa del donatario nella forma dell’atto pubblico, diversamente da quanto stabilito dall’art. 782 c.c. per il modello generale della donazione; in particolare, secondo tale teoria, il contratto di donazione in riguardo di matrimonio si concluderebbe secondo il particolare meccanismo di formazione del consenso delineato dall’art. 1333 c.c. (“Contratti con obbligazioni del solo proponente”), che recita: “La proposta diretta a concludere un contratto da cui derivano obbligazioni per il solo proponente è irrevocabile appena giunta a conoscenza della parte alla quale è destinata.

Il destinatario può rifiutare la proposta nel termine richiesto dalla natura dellaffare o dagli usi. In mancanza di tale rifiuto il contratto è concluso.”

Lo schema strutturale appena descritto ben si presta ad essere utilizzato per il contratto di donazione obnuziale, che alcuna obbligazione o sacrificio patrimoniale prevede a carico del donatario.

In particolare, l’espressione “si perfeziona senza bisogno che sia accettata” adoperata dal comma I dell’art. 785 c.c. non sta a significare che non sia richiesta l’accettazione del donatario, ma solo che tale accettazione non deve assumere la forma esteriore di un consenso esplicitato con atto pubblico, essendo sufficiente, secondo un giudizio di tipicità sociale ricavato dall’osservazione empirica del comportamento del beneficiario di una donazione obnuziale, il mancato rifiuto dell’attribuzione patrimoniale ricevuta dal medesimo; in altri termini, il mancato rifiuto entro un termine da considerarsi adeguato secondo la natura dell’affare o gli usi equivale, in una prospettiva di consuetudine sociale normativamente qualificata, ad un contegno di effettiva accettazione della donazione obnuziale da parte del donatario.

All’interrogativo circa la ragione alla base della differenziazione tra la forma e il contenuto che deve avere l’accettazione nella figura generale della donazione delineata dall’art. 782 c.c. e la modalità per così dire <<amorfa>> dell’accettazione del donatario nella donazione obnuziale, veicolata da un contegno di mancato rifiuto, può rispondersi osservando che mentre l’elemento causale della donazione è di per sé <<debole>>, per cui la volontà del donante di beneficare il donatario per spirito di liberalità richiede che l’intento di arricchimento perseguito dal primo sia espressamente <<condiviso>> dal secondo con una esplicita manifestazione di volontà avente forma esteriore simmetrica (atto pubblico), l’elemento causale della donazione obnuziale è, invece, più incisivamente qualificato dalla scopo di apprestare risorse materiali a un nucleo familiare in via di formazione; tale scopo – riflettente la stessa ratio legis che ispira l’istituto della donazione in riguardo di matrimonio, ossia favorire la formazione delle famiglie con una <<dotazione>> patrimoniale – in ragione della sua particolare meritevolezza e dignità sociale, rende ammissibile un meccanismo di formazione del vincolo contrattuale più <<leggero>>, che prescinda cioè dalla manifestazione di un consenso espresso del donatario, alla luce dell’esclusivo effetto diretto di incremento della propria sfera giuridica di cui costui beneficia.

 

 

 

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