Cosa e’ la donazione indiretta

Indice :

  1. Il regime giuridico delle liberalita’
  2. Spirito di liberalita’ e donazione
  3. Casi concreti di “donazione indiretta”

1- Il regime giuridico delle liberalita’

L’art. 809 c.c. stabilisce al primo comma: “Le liberalità anche se risultano da atti diversi da quelli previsti dallarticolo 769, sono soggette alle stesse norme che regolano la revocazione delle donazioni per causa dingratitudine e per sopravvenienza di figli nonché a quelle sulla riduzione delle donazioni per integrare la quota dovuta ai legittimari.

Dalla piana lettura della disposizione in parola, si evince che il significato giuridico della medesima è quella di assoggettare a un determinato regime normativo degli <<atti>>, dei quali non viene però tratteggiata una morfologia minima, in modo da poter individuare immediatamente una categoria giuridica. L’unica qualifica di cui tali atti vengono accreditati è quella di “liberalità”, intesa, nell’economia della citata normativa, sul piano degli effetti, ossia del risultato dell’arricchimento di un soggetto ad opera di un altro soggetto, che a sua volta si impoverisce, mediante un meccanismo diverso da quello del contratto di donazione.

Gli atti di cui si discorre sono quindi accomunati dall’effetto dell’arricchimento di una sfera soggettiva appena descritto, realizzato a mezzo di uno strumento formale diverso dalla donazione.

2- Spirito di liberalita’ e donazione

Volendo <<riempire>> di contenuto la fisionomia delle “liberalità” menzionate dalla suddetta disposizione, si deve osservare che, per costruire uno schema di fattispecie giuridicamente riconoscibile alla stregua della ricorrenza di tratti minimi essenziali, non è sufficiente limitarsi a rilevare il suddetto effetto di arricchimento, nei termini <<esteriori>> in cui l’abbiamo descritto, ma è necessario che l’arricchimento (senza corrispettivo) sia voluto, ossia corrisponda alla volontà del soggetto che arricchisce: vale a dire, deve essere indefettibilmente presente “lo spirito di liberalità” proprio della donazione.

Solo in tale ottica, infatti, si giustifica l’applicazione agli atti previsti dall’art. 809 c.c. di istituti come l’azione di riduzione e la collazione, che presuppongono, per l’appunto un atto soggettivamente connotato in termini <<liberali>>, ossia come <<pura>> volontà di arricchire senza ricevere contropartita.

La dottrina che si è interessata dell’argomento, si è affaticata nell’opera di ricerca di un’appagante qualificazione dogmatico-concettuale degli atti di liberalità di cui alla citata norma, senza, in effetti, giungere a conclusioni definitive e universalmente accettate.

3- Casi concreti di donazione indiretta 

Nell’economia del presente scritto, si ritiene più utile indicare le figure più significative, di natura negoziale o non negoziale, che la dottrina e la giurisprudenza prevalenti hanno ricondotto nell’alveo dell’art. 809 c.c.:

1) Remissione del debito, chiaramente nella misura in cui sia assistita da animo <<liberale>>, potendo rimettersi un debito anche per le insormontabili difficoltà di esazione, o per non dover pagare (o continuare a pagare) le imposte connesse alla titolarità della situazione creditoria;

2) Contratto a favore di terzo, ove sussista l’interesse <<liberale>> dello stipulante, il quale, nel programmare la deviazione a vantaggio del terzo (estraneo formalmente e sostanzialmente al contratto) degli effetti del contratto che egli stipula con il promittente, vuole che il terzo acquisti il diritto nascente dal negozio senza dover sopportare alcun sacrificio economico-patrimoniale (si pensi al contratto di compravendita stipulato dal genitore con il proprietario di un immobile, contenente la clausola a favore del terzo-figlio, il quale verrà ad acquistare il diritto di proprietà sul bene immobile senza dover sborsare alcunché, provvedendo il genitore, quale parte contrattuale, al pagamento del prezzo della compravendita);

3) Assicurazione sulla vita a favore del terzo, ritenuta dalla giurisprudenza una donazione indiretta a favore del terzo beneficiario che acquista la titolarità del diritto alla prestazione assicurativa, con la precisazione che l’oggetto della liberalità non è ovviamente la suddetta prestazione, la cui esecuzione è a carico della compagnia assicuratrice, ma il premio assicurativo pagato dal contraente-assicurato;

4) Adempimento del terzo regolato dall’art. 1180 c.c.: si verifica quando un terzo estraneo a un rapporto di debito-credito intercorrente tra altri due soggetti, estingue, in luogo dell’obbligato, la posizione debitoria di cui quest’ultimo è titolare, con l’intenzione, chiaramente, di procurargli un beneficio economico, sollevandolo definitivamente dalla condotta adempiente;

5) Accollo interno: ricorre quando un soggetto (accollante), sempre per animo liberale, si impegna, con il soggetto obbligato a una determinata prestazione verso un terzo (accollato), a tenerlo indenne economicamente e patrimonialmente dal peso del debito, promettendo, alternativamente, o di fornirgli i mezzi per il pagamento del debito, o di provvedere lui stesso a estinguere il debito direttamente nei confronti del creditore-accollatario, o infine di rimborsare quanto il debitore accollato dovrà versare al creditore accollatario;

6) Negotium mixtum cum donatione: si delinea quando, in un contratto a prestazioni corrispettive, è dato riscontrare una notevole asimmetria in termini di valore tra le due reciproche attribuzioni patrimoniali, a detrimento di una delle parti: ad esempio, in una compravendita, l’acquirente paga un prezzo esorbitante rispetto al valore di mercato dell’immobile alienatogli, oppure l’alienante riceve in pagamento un prezzo molto modesto rispetto a tale valore; ovviamente, tale figura negoziale ricorre quando sussista la precisa volontà del contraente che compie la prestazione sproporzionata per eccesso, o che riceve la prestazione sproporzionata per difetto, di arricchire della <<differenza>> l’altro contraente;

7) Cointestazione di un conto corrente bancario con versamenti da parte di uno solo degli intestatari, qualora si dimostri che le rimesse effettuate da uno solo dei correntisti per alimentare il deposito abbiano scopo di liberalità, arricchendo l’altro correntista della metà del saldo attivo e conferendogliene la disponibilità giuridica;

8) Delega ad operare sul proprio conto corrente con rinuncia al diritto di chiedere il rendiconto: tale fattispecie rientra nell’alveo della liberalità <<indiretta>> ove si dimostri che la rinuncia a domandare il rendiconto sia animata dalla volontà di arricchire il delegato;

9) Intestazione di beni in nome altrui: il caso più ricorrente è quello del genitore che, intervenendo in un atto di compravendita in cui il figlio figuri come parte acquirente, versa il prezzo d’acquisto dell’immobile. Tale ipotesi va tenuta distinta da quella, affatto diversa, in cui il genitore metta a disposizione del figlio, ad esempio mediante operazione di bonifico bancario, una provvista in denaro, che poi il figlio utilizzerà, in un secondo momento e con decisione del tutto <<autonoma>>, per acquistare il bene immobile: in tale ultima evenienza si ha donazione diretta del denaro, nulla per assenza del requisito dell’atto pubblico redatto alla presenza di testimoni;

10) Assunzione di garanzia per debito altrui, seguita dalla rinuncia del garante all’azione di regresso o alla surrogazione: di per sé l’assunzione di una tale garanzia, il cui modello legislativo è rappresentato dalla fideiussione, non integra una liberalità, sorgendo a favore del garante che abbia soddisfatto il creditore in luogo del debitore principale il diritto di regresso, o quello di surrogarsi nei diritti del creditore; è la rinuncia del garante ad agire in via di regresso o di surrogazione a integrare la liberalità <<indiretta>>, ove tale rinuncia sia animata, per l’appunto, da spirito liberale;

11) Atti materiali: un esempio è la realizzazione di una costruzione su suolo altrui a spese proprie, seguita dalla rinuncia all’indennità prevista dall’art. 936 c.c.; altro esempio è la rinuncia a promuovere giudizio di accertamento dell’avvenuta usucapione da parte di chi avrebbe titolo per azionarlo;

Passate in rassegna le principali ipotesi di liberalità o donazione <<indiretta>>, si può ragionevolmente concludere che ogni tentativo dogmatico di ricercare un comune denominatore delle stesse, che vada oltre la ricognizione del dato costante rappresentato dalla presenza dello spirito liberale immanente a un meccanismo negoziale diverso dal contratto di donazione o anche a un atto materiale, sia votato all’inutilità; e tale conclusione è suggerita dalla stessa <<povertà>> qualificatoria della normativa di riferimento (art. 809 c.c.), che, non a caso, discorre, con definizione estremamente <<essenziale>>, di liberalità “risultanti” da atti diversi da quelli previsti dall’articolo 769 c.c.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *