Accrescimento nella successione legittima

0

Indice 

1- L’art. 522 c.c. e l’art. 674 c.c.

2- I presupposti dell’accrescimento 

3- Analisi  dei presupposti 

1- L’art. 522 c.c. e l’art. 674 c.c.

L’art. 522 c.c. (la cui rubrica recita “Devoluzione nelle successioni legittime”) dispone: “Nelle successioni legittime la parte di colui che rinunzia si accresce a coloro che avrebbero concorso col rinunziante, salvo il diritto di rappresentazione e salvo il disposto dellultimo comma dellart. 571. Se il rinunziante è solo, leredità si devolve a coloro ai quali spetterebbe nel caso che egli mancasse.”  

La principale questione interpretativa che ha agitato la dottrina nella lettura della normativa de qua è se il lemma “si accresce” alluda al fenomeno dell’accrescimento in senso tecnico previsto nell’ambito della successione testamentaria, per come ricostruibile ex art. 674 c.c. nei suoi presupposti costitutivi e nei suoi effetti (“Accrescimento tra coeredi”), ovvero a un mero meccanismo di incremento quantitativo della quota pertinente a “coloro che avrebbero concorso col rinunziante”.

La soluzione del quesito presuppone, innanzitutto, la ricognizione della portata dispositiva ed effettuale del citato articolo 674 c.c., onde saggiare la configurabilità di una prospettiva ricostruttiva che predichi la comunanza di ratio tra i due articoli di cui si discorre.

L’art. 674 c.c. stabilisce: “Quando più eredi sono stati istituiti con uno stesso testamento nelluniversalità dei beni, senza determinazione di parti o in parti uguali, anche se determinate, qualora uno di essi non possa o non voglia accettare, la sua parte si accresce agli altri.

Se più eredi sono stati istituiti in una stessa quota, laccrescimento ha luogo a favore degli altri istituiti nella quota medesima.

Laccrescimento non ha luogo quando dal testamento risulta una diversa volontà del testatore.

È salvo in ogni caso il diritto di rappresentazione.”

2- I presupposti dell’accrescimento 

Dalla lettura di tale disciplina emerge che i presupposti per l’operatività dell’accrescimento nella successione testamentaria sono:

1) l’unicità della fonte della volontà istitutiva, ossia un unico testamento;

2) l’istituzione nella universalità dei beni di una pluralità di chiamati all’eredità, senza che sia specificamente determinata la parte devoluta a ciascuno dei chiamati, oppure in parti uguali, anche se determinate;

3) l’impossibilità per il chiamato di compiere l’accettazione dell’eredità (per premorienza, assenza, dichiarazione di morte presunta, mancata nascita del nascituro, incapacità a ricevere, indegnità, invalidità della disposizione testamentaria che non coinvolga le disposizioni a favore dei coeredi, mancato verificarsi della condizione sospensiva o sopravvenuto avveramento della condizione risolutiva, prescrizione o decadenza dal diritto di accettare), o la manifestazione nelle forme di legge della volontà di non accettare (rinuncia all’eredità);

4) l’assenza di una diversa volontà del testatore preclusiva dell’accrescimento.

3– Analisi dei presupposti

Esaminando le condizioni appena elencate, ci si avvede subito che, ove si voglia accedere alla tesi per cui sia l’art. 522 c.c. sia l’art. 674 c.c. regolano un fenomeno di accrescimento in senso tecnico, la presupposta identità di ratio e di essenza giuridica deve essere circoscritta all’ipotesi di rinunzia all’eredità da parte del chiamato nella successione legittima: infatti, il dettato del primo degli articoli citati dispone che la parte del chiamato “che rinunzia si accresce a coloro che avrebbero concorso col rinunziante”, senza contemplare anche l’ipotesi del chiamato per cui sia impossibile accettare l’eredità, a differenza della formulazione dell’art. 674 c.c., che testualmente recita “qualora uno di essi non possa o non voglia accettare”.

 

Posta questa importante precisazione, la tesi che esclude l’identità di ratio tra il vero e proprio accrescimento previsto nella successione testamentaria e il meccanismo di incremento della quota degli altri chiamati per effetto della rinunzia all’eredità da parte di uno dei chiamati in concorso, operante nella successione legittima, argomenta che nella seconda fattispecie sarebbe assente la vocazione cd. “solidale”, ossia la destinazione in chiave unitaria del compendio ereditario a favore di un gruppo di persone, senza determinazione di quote (“nomino miei eredi Tizio e Caio”) ovvero in quote uguali (“nomino Tizio erede per la metà dei miei beni e Caio per l’altra metà”); in altri termini, nell’ipotesi prevista dall’art. 522 c.c. mancherebbe il fattore unificante rappresentato dalla destinazione ad una pluralità di persone poste sullo stesso piano – in una logica di trattamento omogeneizzante – dell’asse ereditario (considerato indeterminatamente o con determinazione in parti uguali) da parte del testatore.

 

Altro, fondamentale argomento che la tesi in esame adduce nella prospettiva della differenziazione delle fattispecie regolate dagli artt. 522 e 674 c.c., è dato dalla necessità di leggere il primo dei suddetti articoli in prospettiva integrata con l’art. 521 c.c., che statuisce la retroattività degli effetti della rinuncia all’eredità.

Ai sensi di tale disposizione, il rinunciante è da reputarsi come mai chiamato all’eredità, con la conseguenza evidente che le quote di eredità dovranno essere rideterminate, avuto riguardo al momento dell’apertura della successione, senza tener conto del rinunciante ma solo ed esclusivamente degli altri successori legittimi. 

La tesi che qualifica in termini di autentico accrescimento il fenomeno regolato dall’art. 522 c.c., dal canto suo, poggia soprattutto sull’argomento letterale rappresentato dalla presenza della medesima espressione “si accresce” sia nell’articolo or ora citato sia in seno all’articolo 674 c.c.; in tale ottica si sostiene che l’uso dell’indicato sintagma in ambedue gli articolo sia frutto di una scelta consapevole, cui è sottesa un’identità di fondamento giuridico, con conseguente medesima portata effettuale.

Si valorizza poi il principio della vis espansiva della quota, sottolineandosi che il previsto accrescimento a favore di coloro che “avrebbero concorso” con il rinunciante presuppone, anche in tale fattispecie, l’esistenza di una (originaria) vocazione solidale in un unico oggetto a favore di tutti i “concorrenti” (ivi compreso il chiamato rinunziante).

Si rimarca, in ultima istanza, come dall’art. 522 c.c. si ricavi il principio per cui l’eredità non si devolve a successibili di grado ulteriore se non allorquando venga meno la vocazione per tutti i componenti di grado anteriore: dalla disposizione, infatti, può arguirsi che la parte devoluta al rinunciante debba <<accrescersi>> solo a favore di coloro che concorrono con il medesimo, di talché i successibili di grado ulteriore acquisterebbero il diritto di addivenire all’eredità solo quando quelli originariamente chiamati siano venuti meno (Se il rinunziante è solo, leredità si devolve a coloro ai quali spetterebbe nel caso che egli mancasse.).

In tal senso, si pone l’accento sull’uso del verbo <<devolvere>> nel secondo periodo dell’art. 522 c.c., in luogo del lemma <<si accresce>>, impiegato nel primo periodo per stabilire quello che sarebbe un vero e proprio accrescimento a favore di “coloro che avrebbero concorso col rinunziante”.

Per la migliore intelligenza di tale linea argomentativa, può soccorrere un esempio chiarificatore.

Si supponga che al defunto de cuius sopravvivano un genitore, il coniuge e il figlio; nel caso di rinuncia all’eredità da parte del figlio, la sua quota, dando attuazione alla disciplina dell’accrescimento, si accresce per intero al coniuge superstite, mentre, ove si ritenesse l’inoperatività dell’accrescimento, con la rinuncia del figlio si avrebbe il concorso, quali eredi legittimi, fra il coniuge e il genitore dell’ereditando, spettando ex art. 582 c.c. al primo 2/3 dell’eredità e al secondo 1/3.

In tale seconda ipotesi, però, prospettandosi l’accesso all’eredità di un chiamato ulteriore in assenza della condizione del venir meno di tutti i primi chiamati, si avallerebbe un risultato pratico non in linea con la corretta interpretazione dell’art. 522 c.c.

Il discorso sul punto può concludersi che la lettura ad oggi più accreditata del rapporto logico e sistematico tra art. 522 c.c. e art. 674 c.c., soprattutto nella letteratura scientifica più moderna, si esprime per la irriducibilità del mero fenomeno di incremento quantitativo della quota spettante a “coloro che avrebbero concorso col rinunziante” – disciplinato dal primo degli articoli citati – all’autentico accrescimento previsto in materia di successione testamentaria dall’art. 674 c.c. 

 Avv. Angelo Parisi

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *